pAleArole |
I like too many things and get all confused and hung-up running from one falling star to another till I drop. |
Scrivo questo post perchè mi serve una mano: oggi credo di aver rotto il mio cervello.
O almeno la parte che mi rendeva, fino a stamattina, un produttivo e integrato membro della società. Vedete, è dura spiegare cosa sia successo senza un doveroso preambolo: da ormai alcuni mesi sto sperimentando sostanze psichedeliche, nello specifico LSD.
Ora, non sono certo qui per fare promozione, anche se penso che tutti quanti un giro su quella giostra dovrebbero farselo. Voglio dire, prima di partecipare al blue whale forse dovreste prendere in considerazione l’idea di prendere un acido, magari imparereste qualcosa, e se non imparate un cazzo, allora siete abbastanza scemi per farvi convincere da un brufoloso hacker russo a camminare sulle rotaie del treno. Addio e grazie per tutti gli hashtag.
Ad ogni modo oggi avevo la giornata libera da impegni, per cui ho deciso di farmi una chiacchierata con dio, ed appena ho finito di pulire l’appartamento ho preso due fogli, messo su Bowie nello stereo e mi sono coricato sul divano. Nelle due ore successive mi sono sciolto nell’aria e confuso alle note di ziggy stardust, sono stato risucchiato fuori dalla finestra del salotto e sono volato sopra i tetti del mio quartiere come polline a primavera, fino a che la mia cazzo di natura di essere umano non mi ha richiamato alla base. Avevo fame. O come disse quella zoccola dei ferrero rocher “voglia di qualcosa di buono”.
Ma ahimè, complici la fottuta prova costume ed un matrimonio incombente, la mia dispensa era ricca di verdura, ma un cazzo che fosse ascrivibile alla suddetta categoria, ammesso che per “qualcosa di buono” voi non intendiate una zucchina su per il culo.
Sarei potuto uscire, ma ero terrorizzato dall’idea di presentarmi davanti al cassiere del supermercato. Chissà cosa avrebbe pensato, come avrebbe reagito. Meglio evitare, meglio stare nascosto. E così colto dallo sconforto mi sono messo a lavare i piatti.
E mentre lavavo i piatti, la mia testa non stava ferma.
E’ forse qualcosa di cui mi vergogno? No.
Sto facendo del male a qualcuno? No.
Mi rende una persona migliore? Sì.
Mi rende felice? Sì.
Ed allora qual’è il problema? E’ che ci sono leggi, morali, costumi, che dicono che ciò che fai è sbagliato. Che te ne devi vergognare. Che devi abbandonare ciò che ti rende felice perché qualcuno ha deciso, non sappiamo bene come e quando, che tutto ciò è sbagliato. Anche se non fa male a nessuno.
No, mi dispiace. Mi dispiace che ci siano delle leggi, delle morali, delle religioni, dei costumi, delle aspettative nei miei confronti che dicono che non posso essere felice nel modo che voglio. Mi dispiace perchè so che ci credete e non voglio contrariare nessuno. Ma io non ho firmato un EULA quando sono nato, non ho venduto le chiappe alla Apple ne tantomeno il mio cervello allo stato civile. Sono solo nato, queste regole non le ho chieste io.
Ed ho capito che questo sentimento è quello che accomuna tutti coloro che si ribellano. Quando realizzi che nessuna legge, regola e convenzione è talmente importante da poter prevaricare la felicità delle persone e la loro possibilità di condividerla col mondo. Perchè siamo generazioni cresciute con il terrore di condividere le nostre passioni perché le regole del mondo dicono che non va bene. Lasciamo gli altri a brancolare nel buio, alla ricerca casuale di un modo per darci gioia, per poi lamentarci che nessuno sa capirci quando basterebbe soltanto dirglielo.
Cristo è come se ci fosse una legge contro la condivisione della posizione del punto G.
Per cui mi spiace, di cuore, ma non spenderò più un solo giorno a rispettare queste vostre regole, se mi impediranno di essere felice senza garantire la felicità di nessun altro nel mondo.
Ho chiuso l’acqua e forte di questa convinzione sono emerso dal mio appartamento, senza paura, senza ansie. Felice. Sono sceso al supermercato e ho preso una confezione di biscotti per l’infanzia, un barattolo di nutella e dopo 3 pin del bancomat sbagliati sotto lo sguardo attonito del cassiere, e una corsa per recuperare la nutella che ho dimenticato in cassa, sono andato al parco a mangiarmeli al sole con tanti cazzi di matrimonio e prova costume.
Ed ora sono qui sul letto, che penso a quando sarò in ufficio lunedì, e dovrò maltrattare il prossimo per una consegna in ritardo. Come farò, sapendo che nulla è più importante della felicità altrui? Come farò a provare passione per gli incassi di una multinazionale, per la mia carriera, per “il cliente ha sempre ragione”? Come farò a ricomporre il mio cervello nello stesso modo in cui funzionava fino a ieri?
In tutta onestà, spero di non riuscirci.
E spero che anche gli altri cervelli, si rompano allo stesso modo, se già non lo sono. E che invece di arrabbiarci per leggi, morali, religioni, nazionalità impariamo tutti quanti a condividere ciò che ci rende felici col mondo ed a non giudicare ciò che rende felici gli altri, perché in questi comportamenti sta il vero dramma della solitudine umana.
Però non andate a intasare le casse dei supermercati tutti schizzati, quello farebbe incazzare anche me. Biscotti e nutella, comprateli prima.
Dopo aver osservato a lungo quei crani inscatolati nel vetro, Crookes esclama trionfante “ah, il potere della coscienza creatrice della materia!” Jones, visibilmente irritato da quelle parole, si avvicina al collega, e con un'alzata di sopracciglio gli sussurra “zio, non vorrei distruggere le tue speranze, ma la coscienza è un prodotto del cervello…” Crookes gli sorride “se tu non avessi una coscienza, non saresti in grado di descrivere quella massa amorfa che è il tuo cervello di bionda”
“come osi darmi della bionda???”
“beh, ho condotto un esperimento in laboratorio su due campioni di ragazze, da un lato il gruppo delle bionde e dall'altro il gruppo delle more, le statistiche confermano che nove bionde su dieci credono che la coscienza sia un prodotto del cervello”
“e alla fine?”
“e alla fine tu sei una bionda”
“no, dicevo, alla fine quale delle venti ti sei scopato?”
“quella che aveva meno tratti somatici in comune con i tuoi”
Jones si irrigidisce. Rimugina sull'ultima frase e, in preda alla rabbia, decide di estrarre l'arma dalla tasca sinistra della giacca.
“la vedi questa banana?”
“sì”
“tu sei fatto degli stessi atomi di questa banana”
Crookes si agita. L'ultima volta che qualcuno l'aveva paragonato a una banana era corso in lacrime dai suoi genitori pregandoli di cambiargli scuola. Ma adesso lui era uno scienziato. Cazzo Crookes, adesso sei uno scienziato, non un bambino frignone.
“oh, le mie congratulazioni dottor Jones! sette bionde su dieci possedevano banane sempre a portata di mano, ti andrebbe di essere l'undicesima bionda del campione sperimentale?”
La rabbia di Jones si intensifica sempre di più.
“che c'è? stai deviando il discorso perché non accetti di essere una lurida banana?”
“come potrei essere una banana se soffro di ipokaliemia?”
“al diavolo il potassio! quando il tuo cervello morirà, il tuo corpo diventerà materia inerte esattamente come questa banana, solo che tu puzzerai di più, e sarai più inutile di una buccia di banana che, quanto meno, è utile da mettere sotto i piedi degli spiritualisti per scivoloni in grande stile”
Crookes adesso sei uno scienziato, non un bambino frignone, ti prego trattieni le lacrime, concentrati ok? ripeti insieme a me, io non sono una banana, io non sono una banana, io non sono una
“IO NON SONO UNA BANANA, IO HO LA COSCIENZA DI ESISTERE”
“che è prodotta dagli stessi atomi della banana”
“no, fottuto scientista ritardato, è la mia coscienza di esistere, eterna, che decide come disporre gli atomi della banana e del mio cervello, gli atomi non si dispongono da soli”
“infatti è il caso che li dispone”
“il caso non esiste”
“invece sì”
“quello che tu chiami caso, è coscienza universale”
La discussione li infervora: caso contro coscienza universale. Dal laboratorio contiguo si cominciano a udire urla strazianti, qualche goccia di sangue schizza nel corridoio. Il profumo inebriante di criminali nuovi penetra nelle narici di Lombroso, che in preda alla massima esaltazione, con tre capriole, una piroette e un salto in lungo, ne approfitta per sbirciare nell'altra sala. Dio solo sa a quale macabro spettacolo si trovò ad assistere, spalancando quella porta…
“Piero Angela, scelgo te!” strilla Jones in preda al delirio. E dalla sfera pokè esce l'ologramma di Angela, in dimensioni piuttosto rimpicciolite, che esordisce con un “allora, oggi quale boccalone dobbiamo riportare sul pianeta terra?”
“ah, questa è buona! un ologramma dimmerda che vuole riportare me sul pianeta terra!” ribatte Crookes, offeso.
“Jones, vai con la musica!” ordina Piero Angela.
Jones obbedisce al maestro, e parte Air di Johann Sebastian Bach.
“fratelli” dichiara in tono solenne l'Angela “siamo qui riuniti oggi per celebrare la messa dell'ottantesimo festival delle affermazioni contro il paranormale, noi del cicap lavoriamo per voi, con voi, su di voi, sotto di voi, e affianco a voi, e ricordate sempre il nostro slogan: ci piacerebbe da morire essere immortali!”
Jones socchiude gli occhi in segno di profondissimo assenso e si lascia andare in un devoto applauso.
“Jones, piantala di applaudire e posiziona i riflettori su di me” ordina Piero Angela.
“s-sìssignore!”
“allora, dolce Crookes, quale argomento vogliamo affron*tosse* negare oggi?”
“mi parli delle scie chimiche, signor Angela”
“ebbene, partiamo dal presupposto che le scie chimiche non esistono perché non possono essere riprodotte in laboratorio in condizioni di controllo, ebbene, fatto questo, spieghiamo cosa sono realmente le scie chimiche, ebbene, le cosiddette scie chimiche, definite così dai teorici del complotto boccaloni, non sono altro che condensazioni di monossido di carbonio prodotte dalla biosfera degli aerei dopo aver consumato un pasto a base di cipolle, dunque le scie chimiche sarebbero nient'altro che il cosiddetto alito pesante che emerge dalla bocca degli aerei, ebbene, come vedi, niente di paranormale”
“sì, d'accordo, ma i cerchi nel grano?”
“ebbene, partiamo dal presupposto che i cerchi nel grano non esistono perché non possono essere riprodotti in laboratorio in condizioni di controllo, ebbene, fatto questo, spieghiamo cosa sono realmente i cerchi nel grano, ebbene, i cerchi nel grano non sono altro che i giochi all'aperto di architetti annoiati, come saprai gli architetti sono in grado di disegnare cerchi perfetti, e cosa fa un architetto annoiato nel grano? disegna enormi cerchi perfetti, con l'ausilio di enormi compassi, costruiti a loro volta da enormi ingegneri, ebbene, come vedi, niente di paranormale”
Crookes era sempre più sconcertato. Avrebbe solo voluto piangere, fino a consumare le lacrime.
“non fa una piega, dottor Angela… ma l'ectoplasma? sa, io ho assistito personalmente alle sedute medianiche della Palladino, e le ho visto cacciare liquido ectoplasmatico da ogni orifizio del corpo…”
“ebbene, siamo riusciti a riprodurre l'ectoplasma in laboratorio, dunque l'ectoplasma esiste, ma proprio perché riproducibile in laboratorio non è niente di paranormale, bensì si tratta di una sostanza naturale, perché riproducibile in laboratorio”
“l'ha già detto”
“ebbene, l'ectoplasma è formato da residui di di lardo animale uniti alla stoffa utilizzata per il velo da sposa, che il medium ingerisce prima della seduta medianica e poi vomita sotto gli occhi degli astanti, perché i medium sono soggetti bulimici che debbono vedere un bravo psicologo che sicuramente noi del cicap potremmo recuperare, ebbene, come vedi, si tratta di malattie mentali, niente di paranormale”
“sicuro, ma adesso mi parli degli avvistamenti alieni di massa…”
“ebbene, gli avvistamenti alieni di massa sono i prodotti di una psicosi collettiva”
“e quale sarebbe, dottor Angela, la cura di una psicosi collettiva? una… terapia di gruppo?”
“I COMBLOTTI NON ESISTONO!!!”
“e chi ha parlato di complotti?!”
“sì, scusa, deformazione professionale, comunque dicevamo, no, la psicosi collettiva non si cura con la terapia di gruppo”
“quindi esiste uno specialista che tratta le psicosi collettive?”
“no, mio caro Crookes, ma sicuramente noi del cicap potremmo riprodurlo in laboratorio in condizioni di controllo”
Crookes era sempre più scosso, in quel momento tutte le sue certezze stavano andando a puttane per colpa di uno stupido ologramma. Crookes non poteva accettarlo. Crookes non era una banana.
“allora, signori, dacché voi siete convinti che la coscienza non sopravviva alla morte del corpo fisico, propongo di trivellarci a vicenda il cranio a colpi di barometro, per constatare insieme quanto inutile sia stata questa esistenza”
Improvvisamente, l'ologramma di Piero Angela si dissolve in un flebile ciaone. Jones dà qualche colpetto alla sfera pokè, invocando a voce alta il suo maestro, ma niente. Jones era solo. E stava per morire.
“m-ma senti, Crookes” biascica Jones con voce tremante “non preferiresti un'altra statistica sulle bionde?”
“oh, no! le mie altre statistiche le farò nell'aldilà, nell'aldilà persino le bionde sono intelligenti”
“e… se mangiassimo insieme questa banana?”
Crookes si sente, ancora una volta, perculato. Guarda il nemico dritto nelle pupille, afferra con tenacia il suo barometro e…
“NOOOOOOOOOOOO FERMATIIIIIIIIIIIIIIIIII HAI RAGIONE TU LA COSCIENZA E’ CREATRICE, IL CERVELLO E’ UN PRODOTTO DELLA COSCIENZA, IL CASO NON ESISTE!”
“hai dimenticato la cosa fondamentale, e cioè che io non sono una banana!!!!!”
“tu non sei una banana!!!!”
“più forte”
“TU NON SEI UNA BANANA”
Come disse il buon vecchio Hegel nella dialettica del servo-padrone, a dominare è colui che non teme la morte.
“e anche oggi i criminali si acciuffano domani, fanculo” conclude Lombroso.
Finalmente so il titolo della sigla di SuperQuark!!
MA QUANTO SEI BEEELLOOOOOOOOOOOOOOO!
oddio.
penso che non smetterò mai di rebloggare anche questa, d'immagine
quelle cose che leggendole ti cambiano la giornata..
😍
(via teamotroppo)
Mi descriveresti l'amore? L'amore è un 11. Sì, un undici. Due unità che si accostano e lo fanno così bene da moltiplicare il loro valore, senza perdere la loro identità nella somma. Un 11, che oltretutto è un numero primo: nessun altro numero può dividerlo, ad eccezione di se stesso e dell'unità, una di quelle due unità che lo compongono.
(via teamotroppo)
Scrubs (via romanticismoamodomio)
(Source: genesisofsupernova, via teamotroppo)
Claudio Santamaria e Luca Marinelli,
“Lo chiamavano Jeeg Robot” (Gabriele Mainetti, 2015).
(Source: giffetteria.it, via soggetti-smarriti)
(Source: isabellaamente, via shephoria)
(Source: transpare-what)

Fairytale inktober 12: the Mad Hatter. Some mercure mouse tea ?

Ultimamente sento spesso un chiacchiericcio lamentoso di imprenditori e dirigenti che si dolgono perché non trovano “giovani o professionisti...
”Scrivo questo post perchè mi serve una mano: oggi credo di aver rotto il mio cervello.
O almeno la parte che mi...
Dopo aver osservato a lungo quei crani inscatolati nel vetro, Crookes esclama trionfante “ah, il potere della...

MA QUANTO SEI BEEELLOOOOOOOOOOOOOOO!

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